Thank you for not calling me

Today I should have begun a new job… a job I hate… a job that I interviewed for almost a month ago. And how did I feel the morning I had that interview? Completely svogliata, without any desire in the world to go. I felt like melting on the ground in a puddle of blah. Yet, at the interview, I did my best to be enthusiastic, to really convince both the woman who interviewed me and myself that I really really wanted this job. The fact is I didn’t. And you can call it whatever you want, but my soul, my guiding inner voice, the cynical lady who lives inside of me, well, they’re were all like, “You hate this. Stop f-ing doing it. Stop falling back on your plan B. Basta! Enough!” Now, before we move on, I’d like to clarify that my inner dialogue is fully bilingual and floats between English and Italian based on which language can fulfil verbalising her emotions.

Oggi avrei dovuto iniziare un lavoro nuovo… un lavoro che odio… un lavoro per la quale ho fatto un colloquio quasi un mese fa. Come mi sentivo la mattina del colloquio? Completamente svogliata, senza nessun desiderio nel mondo di andarci. Avrei preferito sciogliermi per terra in una pozzanghera di blah. Ma, al colloquio mi sono comportata con entusiasmo, ho provato a convincere il mio interlocutore e me stessa che veramente volevo questo lavoro. La realtà è che non lo volevo affatto. E puoi chiamarlo con qualsiasi nome, ma la mia anima, la mia voce interno, la donna cinica che vive dentro di me, tutte loro dicevano: “Tu odi questo. Cazzo! Smetti di farlo. Basta tornare al piano B. Basta!”

In the last month I have been in a sort of existential crisis, unable to decide whether to continue on the plan B I’ve always hated ever since I came to Italy or actually buttarmi, literally throw myself, at my real dreams. My dreams, because I don’t have just one. Do I play it safe and just keep going for the thing I hate doing, but that gives me flexibility? Do I aim for stability and fixed hours instead? Do I try to make it 100% on my own? I still don’t have answers to these questions, but as the days passed and they didn’t call me, as the days passed and I ignored any advice to call them, I began to have more clarity about what it is that I don’t want to do. And it’s funny, because as I sat at lunch with my husband yesterday and he talked about being 14 and choosing which high school to go to (then Italians had a classical, scientific, teaching and artistic high schools they could choose from based on their interests) and how he didn’t know what he wanted to do, but he knew what he didn’t want to do, something totally clicked. My artist husband knew that he did not want to go to the artistic high school and knew he did not want to go to the fine arts university.

Nell’ultimo mese ho vissuto una specie di crisi esistenziale, dove mi sentivo incapace di decider se continuare con il piano B che odio da quando sono arrivata in Italia o buttarmi nei miei sogni. Sogni, perché non ne ho solo uno. Devo essere cauta e continuare a fare una cosa che odio fare ma che mi dà flessibilità? Devo puntare per stabilità e ore fisse invece? Devo provare a fare 100% da sola? Ancora non ho le risposte a queste domande, ma man mano che passavano i giorni e non mi hanno chiamato, man mano che passavano i giorni e ignoravo il consiglio di chiamare loro, ho iniziato ad avere chiarezza su quello che non voglio fare. Ed è divertente, perché questo weekend, seduta a tavola con mio marito mentre lui parlava della scelta di quale liceo da fare a 14 anni e come non sapeva quello che voleva fare, ma sapeva quello che non voleva fare, qualcosa è diventato chiaro. Il mio marito, un artista, sapeva di non volere fare liceo artistico e sapeva di non volere fare l’accademia di Brera.

By now, the call was obviously not going to come on a Sunday afternoon for me to come sign a contract and start the next morning and like any person, even if I didn’t want the job I’d applied for, my pride was feeling a little tender. “They don’t want me?! But I wanted to say no or at least make a counteroffer reducing my availability!” I didn’t get the chance, but I do believe that everything happens for a reason. So, thank you, thank you, thank you for not calling me! It’s shocked me into knowing fully what I don’t want. Now it’s time to start working on what I do want… apart from a tulle skirt, cat ballerinas and vintage glasses. Start with what you’re sure about, then go from there…

Era ovvio che non avrei ricevuto una telefonata la domenica pomeriggio per venire a firmare un contratto e iniziare l’indomani e come tutti anche se non volevo il lavoro, il mio orgoglio era ferito. “Non mi vogliono?! Ma volevo dire di no o almeno fare una controfferta dicendo che avevo meno disponibilità!” Non ho avuto l’opportunità, ma credo che tutto succeda per un motivo. Grazie, grazie, grazie per non avermi chiamata! Mi hai dato una spinta a vedere ciò che non voglio. Adesso devo pensare a quello che voglio… a parte la gonna di tulle, le ballerine con orecchie di gatto e occhiali vintage. Devi iniziare con quello di cui sei sicuro e poi andare avanti da lì…

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