saying good-bye

It had been weighing on me for a while and I knew I had to do something with all of them. But they were so important to me. Were. What do our things mean to us as time passes? I no longer have a huge emotional attachment to things. My mother does and I may have been years ago when I was younger and living at home, but today, I’m just different.

Mi pesavano da un po’ di tempo e sapevo di dover fare qualcosa con tutti loro. Ma erano stati così importanti per me. Erano stati. Cosa significano tutte le nostre cose man mano che passa il tempo? Non ho una forte attaccamento ad oggetti. Mia madre sì e probabilmente sono stata così anni fa quando ero giovane e vivevo a casa, ma oggi sono diversa.

My husband came home after a weekend away for his work and since I’d moved some furniture around and gotten rid the large heavy wooden bench in our kitchen, I asked him how he found the house at his return. Laughing, he said, ‘A little bare.’ Of course, this house, the house he shared with his mother for many years, was full of somewhat mismatched furniture from wall to wall. I can’t live like that. I need space. And since reading The Life-Changing Magic of Tidying Up and Spark Joy  by Marie Kondo and since I’ve also started to study Japanese, he laughs and says the house is turning into a Japanese style, complete with a Mexican inspired kitchen! Maybe it is a bit, but did we really need all that furniture? No.

Mio marito è tornato dopo un weekend via per lavoro e dato che avevo sposato dei mobili ed eliminato una grande panca di legno pesante dalla cucina, gli ho chiesto come ha trovato la casa al suo ritorno. Rideva, dicendo, ‘Un po’ spoglio.’ Questa casa, la casa che ha condiviso con sua madre per tanti anni, era pieno di mobili diversi da muro a muro. Non posso vedere così. A da quando ho letto Il magico potere del riordino e 96 lezioni di felicità di Marie Kondo, e dato che ho iniziato a studiare giapponese, rideva dicendo che la casa sta cambiando in stile giapponese, completo con un una cucina ispirata da Mexico! Magari sta cambiando stile, ma avevamo davvero bisogno di tutti quei mobili? No.

The problem is that for the last 5 1/2 years, since we moved into this house, I gave fault to everyone and anyone for the amount of stuff. It was surely all stuff that was already here when we moved in and I didn’t want to be the one responsible for deciding whether it stayed or not. They were his mother’s things and she had died. Part of me wanted to hold onto everything forever and part of me wanted to scream and break it all, angry that she was gone, angry at feeling buried here.

Il problema è che da 5 anni mezza, da quando ci siamo trasferiti in questa casa, ho dato la colpa a chiunque altro per la quantità di roba. Erano sicuramente tutte cose già qui quando ci siamo trasferiti e non volevo essere responsabile per decidere se rimanevano o no. Erano le cose di sua madre e lei era morta. Una parta di me voleva tenere tutto per sempre e l’altra parte voleva urlare e rompere ogni singola cosa, arrabbiata che era andata, arrabbiata a sentirmi seppellita.

We made progress little by little on the house, partially because without eliminating some things we wouldn’t have had room for a crib when our daughter was born. But the real shift started happening when I read Marie Kondo’s first book this past Spring. The idea of keeping all the things that ‘spark joy’ and letting go of the rest suited me perfectly. I have gradually made many changes here, but the biggest lesson Marie Kondo gave me was that I had to start with my things. Ah… you mean that a lot of the clutter might also be my stuff?! But I so famously have so little! I could stuff it all into a car and go at any time. All this stuff isn’t mine. And yet, I took a good look around at my stuff and realised that a lot didn’t belong to me now, but to my 22-year-old self, the person I’ve been stuck feeling awful about not continuing to be, because after my MA I didn’t go do a doctorate, I didn’t become a literature professor, I didn’t accomplish what my 22-year-old self expected of me.

Abbiamo fatto dei cambiamenti sulla casa, in parte perché senza eliminare delle cose non avremo avuto spazio per il lettino quando nasceva nostra figlia. Ma il vero cambiamento è iniziato quando ho letto il primo libro di Marie Kondo questa primavera. L’idea di tenere tutte le cose che ci danno gioia e lasciare andare tutto il resto mi sembrava perfetto. Ho fatto dei cambiamente in modo graduale, ma la lezione più grande da Marie Kondo è stata che devo iniziare con le mie cose. Ah… intendi che tanto di questa roba potrebbe essere mia?! Ma io, così famosamente, ho così poca roba! Posso metterla tutta in una macchina e andare in qualsiasi momento. Tutta questa roba non è mia. Ma, ho guardato in giro e mi sono resa conto che tante di queste cose non appartenevano a me, ma a chi ero a 22 anni, la persona che mi tiene in trappola sentendomi male perché non ho continuato ad essere lei, perché dopo il Master, non ho fatto il dottorato, non sono diventata professore di letterature. Non sono riuscita a fare quello che lei si aspettava di me.

Well, I’m not 22. I no longer medicate tonsilitis with vodka and coke or read about medieval times. I named my daughter after my favourite Anglo-Saxon rune because it meant ‘joy’, so what I studied was always pushing me in this direction. Yet, when I looked around at our bookcases, too full and overflowing, and my eyes fell on those numerous books from university that I no longer read or use, I felt melancholy and incomplete. I felt like half a person, an ‘unrealised’ person, a failure. They clearly were no longer sparking joy.

Ma io non ho 22 anni. Non mi medico la tonsillite con vodka e coca e non leggo più cose sul medioevo. Ho chiamato mia figlia il nome di una lettera runica anglosassone perché significava ‘gioia’. Allora quello che ho studiamo mi ha spinta in questa direzione. Ma, quando guardavo le nostre librerie, troppe piene, e i miei occhi cadevano su tutti quei libri dell’università che non leggevo più né usavo, mi sentivo melanconica e incompleta. Mi sentivo come metà persona, una persona non realizzata, una fallita. Era ben chiaro che non mi davano gioia.

So today I said good-bye  and donated them to the English Department Library at Statale Milano. I still have more set aside in a box to donate, but the shelves are no longer overflowing and I no longer feel incomplete or buried alive. I feel like who I am today.

Oggi ho detto addio e li ho donati alla Biblioteca Anglistica all’Università degli Studi di Milano. Ho ancora altri in una scatola da donare, ma gli scaffali non sono troppo pieni e non mi sento più incompleta o seppellita viva. Mi sento come chi sono oggi.

‘The space in which we live should be for the person we are becoming now, not for the person we were in the past.’ – Marie Kondo

‘Lo spazio in cui viviamo dovrebbe essere per la persona che stiamo diventando oggi, non per la persona che eravamo nel passato’. – Marie Kondo

Have you had to let go of things from your past like this? How did it feel?

Hai dovuto lasciare andare delle cose del tuo passato come questi? Come ti sentivi?

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One thought on “saying good-bye

  1. Love this article; we must accept who we are now without ever giving up on what we still want to be. Everything in our lives should spark joy, not just objects, but the people we allow into our lives too.

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