across oceans, land and time

“La vita è un costante alternarsi di elementi contrapposti: pace e guerra, dopo la pace segue una guerra e viceversa. Esiste il bianco ed esiste il nero, l’uomo e la donna, il vuoto e il pieno, il nord e il sud, il grande e il piccolo, l’amore e l’odio, e così via. Non intendo dire che il vuoto è meglio del pieno, che il bianco è positivo e il nero negativo, e così discorrendo, tutto è complementare, nulla può esistere senza il suo opposto. L’importante è mantenere sempre l’equilibrio in ogni cosa”. – Kengiro Azuma, in un’intervista di Susanne Capolongo, nel catalogo per la mostra “MU – YU il vuoto e il pieno”, Cortina Arte 9 febbraio – 12 marzo 2016

“Life is a constant swinging to and from opposite elements: peace and war, after peace comes war and vice versa. There is black and white, man and woman, empty and full, north and sound, large and small, love and hate, and so forth. I don’t mean to say that empty is better than full, that white is positive and black negative and so forth, everything complements everything else, nothing can exist without its opposite. The important thing is always maintaining balance in each thing.” – Kengiro Azuma, in an interview by Susanne Capolongo, catalogue of the exhibition “MU-YU the empty and the full, Cortina Arte 9 February – 12 March 2016

What does it mean to pick up and move across the world in search of self-expression and an ability to fully find meaning for your life after WWII? Kengiro Azuma did it and has created a heritage of art works as testimony to being reborn. In some way, I see him in a similar way to my own father. My father was too young to serve in the war, but I’m sure if he had been drafted he would have done what he was told to do. After the war was over, after the concentration camps were liberated and the devastating atomic bombs were dropped on Hiroshima and Nagasaki, peace came once again. In this new time of peace and reconstruction, my father took advantage of the G.I. Bill to be able to go to university paid for by the government.

Cosa vuol dire prendere tutta la tua vita e andare all’altro lato del mondo in cerca di esprimerti e un modo di trovare un significato per la tua vita dopo la seconda guerra mondiale? È questo quello che ha fatto Kengiro Azuma e lui ha creato un patrimonio d’ arte come una testimonianza della rinascita. In un certo modo lo vedo come mio padre. Mio padre era troppo giovane per servire durante la guerra, ma sono sicura che se fosse stato chiamato alle armi, avrebbe fatto quello che gli era stato chiesto. Alla fine della guerra, dopo i campi di concentramento sono stati liberati e le bombe atomiche hanno devastato Hiroshima e Nagasaki, la pace è tornata. In questo tempo di pace e ricostruzione, mio padre ha approfittato del G.I. Bill per poter andare all’università pagata dal governo statunitense.

On the other side of the world, Azuma had returned to his home in Yamagata to pick up his life again. He had been set to be a kamikaze pilot, but the bombs on Hiroshima and Nagasaki both saved him from his fate and changed the direction of the course of his life. His life had been YU (full), devoted like all Japanese people to the Emperor, a God for them. With the Japan’s surrender, the Emperor was no longer invincible, but vulnerable, no longer a God, but simply human. Azuma’s life became MU (empty). This existential crisis did not only touch him, but all Japanese people. Each took the path that felt right, some changed faith, in search of something permanent to believe in. Azuma chose art to give meaning to his life again.

All’altro lato del mondo, Azuma era ritornato al suo paese, Yamagata, per riprendere la sua vita esattamente nel punto in cui l’aveva lasciata. Stava per essere un pilota kamikaze, ma le bombe su Hiroshima e Nagasaki l’hanno salvato da questo destino e hanno cambiato la strada della sua vita. La sua vita era stata YU (pieno), devoto come tutti i giapponesi al loro imperatore, un dio per loro. Con la resa del Giappone, l’imperatore non era più invincibile, ma vulnerabile, non più un dio, ma semplicemente un uomo. La vita di Azuma è diventata MU (vuota). Questa crisi esistenziale non ha toccato solo lui, ma tutto il popolo giapponese. Ognuno ha trovato il sentiero che gli era parso giusto; alcuni hanno cambiato fede religiosa, in cerca di qualcosa in cui credere. Azuma ha scelto l’arte per dare nuovamente significato alla sua vita.

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Kengiro Azuma, Zoo zen, Bronze cat, 1965

Back in the USA my father was sent to an army base first in San Antonio, Texas then near Champagne, Illinois before arriving in Japan in November 1946 as part of stability-keeping forces. “Ship docked at Yokohama. Went to Nagoya for about 3 days to the 5th Air Corps Headquarters. Then sent to Itazuki Air Strip near Fukuoka town on Kyushu Island. Sent up to Ashia Airbase to ship back to USA.” In all, my father spent 9 months in Japan. 70 years after he left Japan, he still remembers Japanese phrases and how to count. We only discovered this last month. My father, like all of us, is a person with a visible and invisible side. He is a mechanical engineer, quiet and meditative, yet somewhere hidden underneath, there is a wealth of knowledge, depth of emotions and a heart that has broken and risen up again, found love again and raised 5 children.

Negli USA, mio padre era inviato ad una base militare prima a San Antonio, Texas e dopo vicino a Champagne, Illinois. E’ arrivato in Giappone nel novembre 1946 come parte delle forze armate che assicuravano la stabilità nella regione. “La nave ormeggiò a Yokohama. Andai a Nagoya per 3 giorni alla 5° Quartiere Generale dei Reparti Aerei. Poi fui inviato all’Aeroporto di Itazuki vicino a Fukuoka sull’isola di Kyushu. Fui inviato alla Base Aerea di Ashia per ritornare negli USA.” In tutto, mio padre ha passato 9 mesi in Giappone. 70 anni dopo che ha lasciato il Giappone, ricorda ancora delle frasi giapponesi e come contare. Abbiamo solo scoperto questo il mese scorso. Mio padre, come tutti noi, è una persona con una parte visibile e invisibile. Lui è ingegnere meccanico, silenzioso e meditativo, ma sotto questo c’è una parte piena di sapienza, profondità di emozioni e un cuore che si è frantumato e rialzato, trovando amore di nuovo e che ha cresciuto 5 figli.

Kengiro Azuma has sculpture running through his veins. Coming from generations of artisan bronze workers who made everything from animal figures to bells and sacred objects for temples, after the war, he changed direction in search of meaning and expression, studying at the Geidai National University of Art in Tokyo.

Kengiro Azuma ha la scultura che scorre nel suo sangue. Viene da generazioni di artigiani del bronzo che hanno creato tutto, da figure di animali a campane e oggetti sacri dei templi. Dopo la guerra, ha cambiato direzione in cerca di significato ed espressione, andando a studiare a Gendai Università Nazionale di Arte a Tokyo.

In the mid-1950s my father moved to Texas for a period, while Azuma moved to Italy to study with Marino Marini, and where he would establish his life and remain until today. My father and Azuma may seem so different, but even with differences in culture, language and career, having lived through the war and reconstruction, the age of Mad Men and the flower children, economic instability, overindulgence, boom and recession, they have more in common than us.

Alla metà degli anni 50, mio padre si è trasferito in Texas per un periodo, mentre Azuma è venuto in Italia per studiare con Marino Marini, si sarebbe stabilito a Milano, dove è rimasto fino ad oggi. Mio padre e Azuma possono sembrare molto diversi, ma anche prendendo in considerazione le differenze di cultura, lingua e carriera, avendo entrambi vissuto durante la guerra e la ricostruzione, l’età di Mad Men e i figli dei fiori, l’incertezza economica, gli eccessi, il boom e la recessione, hanno più cose in comune di noi.

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Kengiro Azuma, MU 765P, Bronze Drop, 1976

We may look at Azuma’s sculptures and see shapes that define space, occupying space and outlining emptiness. On some level, I can imagine my father’s work as an engineer has some similarities… The need to attain balance, a leitmotiv of calculation, analysis and design, followed by trial and error and the final result. For me the culmination of this is found in his “MU 765P: Bronze Drop” from 1976. Standing on its base, the cylindrical sides rise up in a perfect point. The hollowed out openings along its smooth sides compensate for each other, allowing for perfect equilibrium. Even the reflection of the lights on the sculptures add to their fascination and sense of balance… defining areas of darkness and shine. Without darkness, we can not have light. Without light, we can not have darkness.

Magari vediamo le sculture di Azuma e vediamo le forme che definiscono lo spazio. Posso dire che il lavoro di mio padre ha alcune similitudini… il bisogno di raggiungere equilibrio, un leitmotiv dei calcoli, l’analisi e il design, seguito da apprendimento per tentativi per conseguire il risultato finale. Per me il culmine di questo è nel lavoro “MU 765P: Goccia in bronzo” del 1976. Stando sulla sua base, i lati cilindrici si alzano in un punto perfetto. Le aperture scavate lungo i lati lisci si controbilanciano per ottenere l’equilibrio. Perfino i riflessi delle luci sulle sculture aggiungono a loro fascino e senso di equilibrio… per definire zone di buio e luce. Senza il buio, non possiamo avere la luce. Senza la luce non possiamo avere il buio.

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Kengiro Azuma, MU 27 Bas-relief in Bronze, 1961

“MU 27”, a bronze bas-relief from 1961, reminds me of the Rosetta Stone, a symbolic language to be deciphered if we can. Triangular forms, creating shadow and depth speak to us all differently. We may see the forms of primitive houses or Native American tepees, or we may see them as a simple repetition of the same shape, a design to break up the monotony of the near-smooth surface, the waves of change throughout our life, events marked on the calendar or a musical rhythm.

“MU 27”, un bassorilievo in bronzo da 1961 mi ricorda la pietra di Rosetta, una lingua simbolica da decifrare se riusciamo. Forme triangolari, che creano ombra e profondità parlano a tutti noi in modo diverso. Possiamo vedere le forme di case primitive o i tipi degli Amerindi, o possiamo vederli semplicemente come la stessa forma, un disegno di rompere la monotonia della superficie quasi liscia, le onde di cambiamento della nostra vita, eventi segnati sul calendario o un ritmo musicale.

Kengiro Azuma, MU 779, Bronze Sculpture, 1977

Kengiro Azuma, MU 779, Bronze Sculpture, 1977

My father worked mostly on arresting gear, systems and equipment that stop an airplane if for some reason it is unable to stop quickly enough on a runway. One of these that I remember well is a form of cement that breaks up underneath the heavy wheels of the plane. I imagine a long smooth runway, recently paved and pristine. If an airplane should not be able to stop by a certain point, the ground crumbles, both slowing down the airplane and literally breaking and interrupting the smoothness of the runway. If we think about it, it’s not so different from the universal philosophy of Azuma’s sculptures. It’s the rough terrain that helps stop the plane travelling so quickly across the smooth road. Balance must be reached to obtain this.

Mio padre ha lavorato molto sui cavi d’arresto, sistemi e attrezzi che fermano un aereo se per qualche motivo non riesce a fermarsi abbastanza velocemente sulla pista di atterraggio. Uno di quelli che mi ricordo è un tipo di cemento che si rompe sotto le ruote pesanti dell’aereo. Io immagino una lunga, liscia pista d’atterraggio, recentemente asfaltata e perfetta. Se un aereo non dovesse riuscire a fermarsi a un certo punto, la terra si sbriciolerebbe, rallentando l’aereo e letteralmente interrompendo la levigatezza della pista. Pensandoci, non è così diverso dalla filosofia universale delle sculture di Azuma. E’ un terreno ruvido che aiuta a fermare l’aereo che viaggia così velocemente sulla strada liscia. L’equilibrio deve essere raggiunto per ottenere questo.

Da “avanti’ di Kengiro Azuma
vai avanti così
non riesco riconoscere
qual è l’amico o il nemico
voglio vivere con tutti.

Excerpt from “avanti” by Kengiro Azuma
go ahead
I am unable to recognise
who is friend or foe
I want to live with everyone.

Kengiro Azuma’s current exhibition at Sala Lucio Fontana, Comabbio, Italy runs until 23 October 2016

La mostra in corso alla Sala Lucio Fontana, Comabbio (VA), prosegue fino al 23 ottobre 2016.

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saying good-bye

It had been weighing on me for a while and I knew I had to do something with all of them. But they were so important to me. Were. What do our things mean to us as time passes? I no longer have a huge emotional attachment to things. My mother does and I may have been years ago when I was younger and living at home, but today, I’m just different.

Mi pesavano da un po’ di tempo e sapevo di dover fare qualcosa con tutti loro. Ma erano stati così importanti per me. Erano stati. Cosa significano tutte le nostre cose man mano che passa il tempo? Non ho una forte attaccamento ad oggetti. Mia madre sì e probabilmente sono stata così anni fa quando ero giovane e vivevo a casa, ma oggi sono diversa.

My husband came home after a weekend away for his work and since I’d moved some furniture around and gotten rid the large heavy wooden bench in our kitchen, I asked him how he found the house at his return. Laughing, he said, ‘A little bare.’ Of course, this house, the house he shared with his mother for many years, was full of somewhat mismatched furniture from wall to wall. I can’t live like that. I need space. And since reading The Life-Changing Magic of Tidying Up and Spark Joy  by Marie Kondo and since I’ve also started to study Japanese, he laughs and says the house is turning into a Japanese style, complete with a Mexican inspired kitchen! Maybe it is a bit, but did we really need all that furniture? No.

Mio marito è tornato dopo un weekend via per lavoro e dato che avevo sposato dei mobili ed eliminato una grande panca di legno pesante dalla cucina, gli ho chiesto come ha trovato la casa al suo ritorno. Rideva, dicendo, ‘Un po’ spoglio.’ Questa casa, la casa che ha condiviso con sua madre per tanti anni, era pieno di mobili diversi da muro a muro. Non posso vedere così. A da quando ho letto Il magico potere del riordino e 96 lezioni di felicità di Marie Kondo, e dato che ho iniziato a studiare giapponese, rideva dicendo che la casa sta cambiando in stile giapponese, completo con un una cucina ispirata da Mexico! Magari sta cambiando stile, ma avevamo davvero bisogno di tutti quei mobili? No.

The problem is that for the last 5 1/2 years, since we moved into this house, I gave fault to everyone and anyone for the amount of stuff. It was surely all stuff that was already here when we moved in and I didn’t want to be the one responsible for deciding whether it stayed or not. They were his mother’s things and she had died. Part of me wanted to hold onto everything forever and part of me wanted to scream and break it all, angry that she was gone, angry at feeling buried here.

Il problema è che da 5 anni mezza, da quando ci siamo trasferiti in questa casa, ho dato la colpa a chiunque altro per la quantità di roba. Erano sicuramente tutte cose già qui quando ci siamo trasferiti e non volevo essere responsabile per decidere se rimanevano o no. Erano le cose di sua madre e lei era morta. Una parta di me voleva tenere tutto per sempre e l’altra parte voleva urlare e rompere ogni singola cosa, arrabbiata che era andata, arrabbiata a sentirmi seppellita.

We made progress little by little on the house, partially because without eliminating some things we wouldn’t have had room for a crib when our daughter was born. But the real shift started happening when I read Marie Kondo’s first book this past Spring. The idea of keeping all the things that ‘spark joy’ and letting go of the rest suited me perfectly. I have gradually made many changes here, but the biggest lesson Marie Kondo gave me was that I had to start with my things. Ah… you mean that a lot of the clutter might also be my stuff?! But I so famously have so little! I could stuff it all into a car and go at any time. All this stuff isn’t mine. And yet, I took a good look around at my stuff and realised that a lot didn’t belong to me now, but to my 22-year-old self, the person I’ve been stuck feeling awful about not continuing to be, because after my MA I didn’t go do a doctorate, I didn’t become a literature professor, I didn’t accomplish what my 22-year-old self expected of me.

Abbiamo fatto dei cambiamenti sulla casa, in parte perché senza eliminare delle cose non avremo avuto spazio per il lettino quando nasceva nostra figlia. Ma il vero cambiamento è iniziato quando ho letto il primo libro di Marie Kondo questa primavera. L’idea di tenere tutte le cose che ci danno gioia e lasciare andare tutto il resto mi sembrava perfetto. Ho fatto dei cambiamente in modo graduale, ma la lezione più grande da Marie Kondo è stata che devo iniziare con le mie cose. Ah… intendi che tanto di questa roba potrebbe essere mia?! Ma io, così famosamente, ho così poca roba! Posso metterla tutta in una macchina e andare in qualsiasi momento. Tutta questa roba non è mia. Ma, ho guardato in giro e mi sono resa conto che tante di queste cose non appartenevano a me, ma a chi ero a 22 anni, la persona che mi tiene in trappola sentendomi male perché non ho continuato ad essere lei, perché dopo il Master, non ho fatto il dottorato, non sono diventata professore di letterature. Non sono riuscita a fare quello che lei si aspettava di me.

Well, I’m not 22. I no longer medicate tonsilitis with vodka and coke or read about medieval times. I named my daughter after my favourite Anglo-Saxon rune because it meant ‘joy’, so what I studied was always pushing me in this direction. Yet, when I looked around at our bookcases, too full and overflowing, and my eyes fell on those numerous books from university that I no longer read or use, I felt melancholy and incomplete. I felt like half a person, an ‘unrealised’ person, a failure. They clearly were no longer sparking joy.

Ma io non ho 22 anni. Non mi medico la tonsillite con vodka e coca e non leggo più cose sul medioevo. Ho chiamato mia figlia il nome di una lettera runica anglosassone perché significava ‘gioia’. Allora quello che ho studiamo mi ha spinta in questa direzione. Ma, quando guardavo le nostre librerie, troppe piene, e i miei occhi cadevano su tutti quei libri dell’università che non leggevo più né usavo, mi sentivo melanconica e incompleta. Mi sentivo come metà persona, una persona non realizzata, una fallita. Era ben chiaro che non mi davano gioia.

So today I said good-bye  and donated them to the English Department Library at Statale Milano. I still have more set aside in a box to donate, but the shelves are no longer overflowing and I no longer feel incomplete or buried alive. I feel like who I am today.

Oggi ho detto addio e li ho donati alla Biblioteca Anglistica all’Università degli Studi di Milano. Ho ancora altri in una scatola da donare, ma gli scaffali non sono troppo pieni e non mi sento più incompleta o seppellita viva. Mi sento come chi sono oggi.

‘The space in which we live should be for the person we are becoming now, not for the person we were in the past.’ – Marie Kondo

‘Lo spazio in cui viviamo dovrebbe essere per la persona che stiamo diventando oggi, non per la persona che eravamo nel passato’. – Marie Kondo

Have you had to let go of things from your past like this? How did it feel?

Hai dovuto lasciare andare delle cose del tuo passato come questi? Come ti sentivi?

Rovereto: an hour to discover what’s on offer

roveretoRovereto is a fairly small city in the Trentino-Alto Adige Region of northern Italy. We passed through only for an hour to rest during a longer drive. For me, Rovereto will forever be remembered as the city where we drank bad coffee (even in Italy it happens!) and had a nice look at the atmosphere of the city through its frescoed buildings and shop signs, two things that easily grab my attention.

In our Milan neighbourhood, the frescoed buildings are mostly Art Nouveau and the colours have faded and at times all but disappeared from the building facades. I was really struck by the upkeep of the buildings in the part of Rovereto we visited. The colours of the frescos were vivid and strong and even the smaller details were well-defined and preserved. Surely in Milan we have examples of well-maintained and preserved frescoes, but the building in the photo below struck me in a way that none in Milan have.

Rovereto è una città non tanto grande in Trentino-Alto Adige. Noi ci siamo fermati lì solo per un’oretta per una pausa durante un viaggio più lungo. Per me, Rovereto sarà per sempre ricordato come la città dove abbiamo bevuto un caffè pessimo (succede perfino in  Italia!) e dove abbiamo assaggiato l’atmosfera della città attraverso i suoi palazzi affrescati e cartelle dei negozietti, due cose che noto sempre.

Nel nostro quartiere di Milano, i palazzi affrescati sono per di più Liberty e i colori sono schiariti e a volte quasi spariti dalle facciate. Mi ha colpito la cura dei palazzi a Rovereto. I colori degli affreschi erano ancora vibranti e forti e anche dei dettagli piccoli erano ancora ben-delineate conservate.  Sicuramente anche a Milano abbiamo degli esempi di edifici ben-mantenuti con affreschi conservate, ma il palazzo nella foto sotto mi ha colpito come nessun altro a Milano.

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Apart from the frescos we saw, I was very much attracted by the typical shop signs of years gone by. I often see these outside historic cafés or artisan shops. In fact, the ones below are for an umbrella maker and a sewing shop, two specialty shops that in the world of “fast fashion” are rapidly disappearing.

Sono stata, inoltre, molto colpita dalle cartelle dei negozietti di uno stile ormai antiquato. Vedo spesso queste sui café storici e negozi di artigianato. Questi qui, per me sono dei negozi che vediamo sempre meno spesso nel mondo del “Fast Fashion”.

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And speaking of places that have gradually disappeared, on my last trip to the USA I didn’t see one single calzolaio, shoe repair shop. Are they still around? Or was our local Cappy’s Shoe Repair the last in a now forgotten trade? For the record, we have two calzolai within 2 minutes of our apartment.

Parlando di posti che stanno sparendo, durante il mio ultimo viaggio negli USA non ho visto un singolo calzolaio. Esistono ancora negli USA? O il Cappy’s Shoe Repair del mio paesino era l’ultimo di un lavoro artigianato ormai sparito? A Milano, ho ben 2 calzolai entro 2 minuti da casa.

As we were heading for the car, I found one more sign that struck me. It was for Il Museo della Guerra (The War Museum). It struck me as funny that the colours were almost the same as a Tibetan Buddhist’s robes… that dark red and bright yet muted yellow.

Tornando verso la macchina, ho trovato un’altra cartella per Il Museo della Guerra. Mi ha colpito come divertente che i colori erano gli stessi degli abiti di un Moncaco Tibetano… quel rosso scuro e un giallo, sia vivace che scuro allo stesso momento.

As a total pascifist, it seems absurd that, while growing up, my favourite rooms to visit at The Philadelphia Museum of Art were the ones with the armor. My mother hated them, but always reminded me that our museum had  “one of the finest collection of armor in the whole world”. In university, I became increasingly fascinated by the period during and between the two World Wars, mostly through literature and film. This has both inspired my writing and created a bond of common interest with my husband. Il Museo della Guerra is one of the reasons I’d like to return to Rovereto and the surrounding countryside soon. The regions of Trentino-Alto Adige and neighbouring Veneto were the land of many battles during WWI. To see the frescos, global, ancient and local war history again, would be a lesson in art and history together and definitly something a little off the beaten track for most foreign tourists.

And having a good coffee would be a bonus!

Da pacifista, sembra assurdo che, da ragazza, le mie sale preferite alla Philadelphia Museum of Art erano quelle dell’armatura. Mia mamma le odiava, ma mi ricordava sempre che il nostro museo aveva “una delle più importanti collezioni di armatura nel mondo”. All’università ho trovato sempre più affascinante l’epoca tra le due guerre, attraversa la letteratura e il cinema. Questa è stata ispirazione della mia scrittura e anche un’interessa in comune con mio marito. Il Museo della Guerra è uno dei motivi per la quale vorrei tornare a Rovereto e i dintorni. Le regioni di Trentino-Alto Adige e Veneto erano le terre di tante battaglie durante la prima guerra mondiale. Vedere gli affreschi, Il museo della Guerra che ospita relitti guerre mondali e da tutte le epoche è una lezione in arte e storia. E’ anche una cosa fuori dai soliti posti turistici per visitatori internazionali.

E avere un buon caffè sarebbe un bonus!

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returning home

When I finally came around to saying, “Maybe I’ll come home this summer,” it had been 6 years since I last stepped foot on American soil. I’ll admit it. I love travelling, but hate flying. And this time I had to fly solo with my 4 year old daughter. But when I said this, I was sitting at a table in a local restaurant surrounded by family. One of my sisters was in my city with her husband and daughter and we were chatting. It was like a homecoming without having to go anywhere.

When my husband and I went to the airport to pick them up, my sister and I hugged for a long time, then we stopped, looked into each other’s faces, said a few words and then hugged again. It had been a long time coming. My niece and nephews are grown or almost grown, way too much time had passed since I’d seen my sisters and brother and I felt like I had denied my daughter getting to know our family. And so, tickets were booked and I finally went back home.

How can I summarize a 4 week trip back home? I returned to a country I like more now than I did as a frustrated teenager desperate to leave at any cost, just to go out into the world. I saw my only brother for the first time in 17 years. I faced my fears of flying (again). Many thanks to the wonderful Delta and Alitalia cabin crews. Your smiles and the little chats we had as you filled me cup helped me get through it! I managed to deal with travelling with a 4 year old. I managed to parent said 4 year old for 28 days on my own. I managed to handle 4 weeks away from my husband. I managed walking through the George Washington National Forest without mobile phone service. I managed to hold it together when my 4 year old said she wanted to try a fried oyster. I think the keyword for the trip is managed. Yes, I managed. I overcame any potential obstacles I’d set for myself in the weeks preceeding our trip.

I also danced all evening overlooking the ocean while my brother-in-law’s band, The Mighty Parrot Band played. I drank my first Long Island Iced Tea in forever. I’ve missed a good cocktail all these wine drinking years! I ate numerous salads and real fresh barbecue. (Gotta focus on balance!) I drank too many Iced Coconut Milk Mocha Macchiatos (no caramel sauce please!) from Starbucks, but heck, we don’t have Starbucks in Italy yet, so I decided to enjoy it while I could.

I saw Lucy the Elephant, but I remembered her as much smaller, watched skates dance on the surface of the Atlantic Ocean as the waves broke, went on the rides at the Ocean City Boardwalk for the first time, got to see one friend and our kids played together for an hour, I sat on my sister’s porch swing for hours and hours, fed the ducks, saw numerous rainbows and spoke English all day. I’d say those 28 days were quite full.

I went back to the states with 1 suitcase and 1 carry-on for my daughter and I. Then we went to the outlets. Needless to say we came back with double the luggage. The new suitcase is the birth of the “sisterhood of the travelling suitcase” soon to be brought back to the states by another sister on her next trip here.

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